La provincia di Biella occupa una superficie di 913 km² suddivisa in 82 Comuni e costituita per il 38% da zone di montagna, da colline e zone pedemontane per il 49% e da zone pianeggianti per il restante 13%. Questa conformazione geografica particolarmente montuosa e ricca di profonde vallate porta subito a evidenziare la non uniforme distribuzione della popolazione sul territorio dei 185.786 abitanti qui residenti, concentrati maggiormente in alcuni centri urbani (Biella e Cossato raccolgono rispettivamente 46.000 e 15.000 abitanti), nella pianura e sulle colline centrali (con 25.000 e 23.000 abitanti), lasciando nelle zone montane e pedemontane una costellazione di piccoli centri abitati caratterizzati da un progressivo spopolamento verso i centri a maggior densità.

Una disomogeneità della popolazione si riscontra anche nell'aggregazione per fasce di età: l'indice di vecchiaia risulta oggi pari a 214, indicando come per ogni “giovane” sul territorio esistano più di due “anziani”, un indice che risulta ancor più accentuato nei comuni di montagna dove la fascia anziana raggiunge il 30% sul totale dei residenti a fronte del 22% in pianura, dove invece la fascia giovanile si distribuisce in modo specularmente opposto.

Questi e altri dati raccolti dall'Osservatorio delle povertà del Biellese descrivono un trend di abbandono delle zone di montagna a favore delle zone di pianura e un invecchiamento della popolazione a seguito del prolungamento della durata della vita ormai spostata ad una diminuzione delle nascite: dal 1971 al 2001 la popolazione è scesa costantemente da 205.422 a 186.960 abitanti (un calo del 9%), attestandosi ai giorni nostri sulle 185.000 unità, con un indice di vecchiaia che nel 1991 era “solo” di 166. Il Piano della Residenzialità evidenzia come (tra il 2005 e il 2007) il tasso annuale di crescita medio della popolazione over 65 era del 0,78% e del 3,40% per gli over 75 a confronto di un aumento medio della popolazione totale dello 0,01%. Questo ritmo di invecchiamento è supportato da un tasso di natalità al di sotto della media regionale (7,1 per mille rispetto ad un 8,8) del quale si può ipotizzare un trend a diminuire: dal 1992 al 2010 le donne in età feconda sono passate da 44.254 a 38.476, e con un potenziale di fertilità che procede altrettanto a calare (al momento quasi il 40% delle potenziali madri si attesta tra i 40 e 49 anni).

Si evince da questi dati come la componente anziana rappresenti una criticità che ha e avrà sempre maggior bisogno di servizi e risorse per la gestione della non autosufficienza e per la cura delle malattie proprie della terza e quarta età e per contrastare le situazioni di isolamento, sia psicologico che fisico, dovuto alla residenza in zone montane in parallela fase di isolamento e spopolamento. La cosiddetta “nuclearizzazione” delle famiglie nel corso dell'ultimo secolo ha portato inoltre il venir meno delle reti di relazione primaria, molto importanti nel caso di cure e assistenza domiciliare, così come un indebolimento delle relazioni sociali diminuendo le reti di prossimità e vicinato. Ad aumentare la fragilità e la disgregazione della qualità e dell'intensità delle relazioni sociali, si aggiunge una non facile situazione economica e occupazionale che, in questa provincia come nel resto del mondo occidentalizzato, sta affrontando una profonda trasformazione strutturale. È ormai affermato come l'andamento degli indicatori sociali sia strettamente legato all'andamento della situazione economica complessiva e occupazionale in particolare. Per la prima volta il tasso di disoccupazione, che nel biellese è sempre stato ad un livello ritenuto fisiologico del 3-4%, nel 2010 ha raggiunto l’8,1% (9,2% quello femminile). Le ore di Cassa Integrazione Guadagni tra Ordinaria, Straordinaria e in Deroga sono lievitate da 3.650.000 del 2005 a quasi 9 milioni nel corso del 2010. La diminuzione del reddito reale dei dipendenti, che nel territorio biellese rappresentano la parte maggiore degli occupati, è stimata mediamente in oltre 400 euro in meno all’anno. Uno degli elementi caratteristici delle attuali trasformazioni del lavoro è il superamento della sola distinzione tra disoccupati e occupati e fa riferimento all'aumento di lavori scarsamente tutelati e poco stabili che favoriscono la nascita di occupazioni e posizioni intermedie proprie della cosiddetta “precarizzazione del lavoro”. Per sintetizzare prendendo in prestito i termini del sociologo Emilio Sulis in un suo articolo apparso sulla Rivista Biellese “In generale quindi, meno lavoro e anche di peggiore qualità”. Un dato significativo: per il solo settore tessile, settore trainante dell'economia provinciale per oltre un secolo, è avvenuto un passaggio da 30.000 addetti nel 1994 a circa 16.000 nel 2009.

Nel presente contesto socio-economico le famiglie biellesi si ritrovano ad affrontare con maggiori problemi e difficoltà la cura parentale, sia in termini economici che psicologici. Ne consegue un inevitabile aumento di richieste di aiuto e supporto al Settore Pubblico, settore in costante crisi nel reperire adeguate risorse economiche, e al Settore dell'associazionismo su base volontaria, il quale emerge con tutte le sue potenzialità. Sono infatti già numerose le compartecipazioni in progetti di assistenza ai bisogni della terza e quarta età tra Settore Pubblico e Odv nel biellese, mostrando come quest'ultime non siano semplicemente un serbatoio di manodopera, ma organizzazioni capaci e responsabili di impegnarsi in una progettazione del welfare locale in modo attivo e propositivo, mettendo a disposizione una profonda conoscenza delle capillari dinamiche umane e territoriali.

Solo un generale impegno sociale, capace di rispondere in modo ampio e con iniziative specifiche ai bisogni intellettuali, psicologici, affettivi e fisici dei singoli anziani, risulta essere potenzialmente capace di affrontare la criticità nella cura e nell'assistenza dell'invecchiamento della popolazione.

(fonti: www.osservabiella.it; piano di zona, piano residenzialità, il futuro e le sue sfide, emilio sulis, DocBi, gennaio 2011)